domenica 26 luglio 2009

Perchè ci sentiamo soli a casa e contenti in ufficio?

Così titola un articolo che ho trovato su D-La Repubblica delle donne e che mi ha affascinata.
Dice esattamente ciò che penso di come si è evoluta la relazione persona-azienda negli ultimi 15-20 anni.
L'azienda è diventato un sostituto affettivo, il collega conosce di noi più di quanto possa il nostro partner o i nostri figli.

Riporto fedelmente alcuni bravi tratti da Eva Illouz "Intimità fredde. le emozioni nella società dei consumi" (ed Feltrinelli), che sottoscrivo pienamente.

" Oggi la libido, che prima veniva concentrata nelle relazioni private, è invece completamente investita sul luogo di lavoro. Oggi l'ufficio è diventato un luogo di protezione, il guscio nel quale veniamo confermati e confortati affettivamente. Oggi il lavoro è il luogo del piacere mentre la casa è diventato il luogo del disagio e dei conflitti. Perche? perchè è il luogo dove abbiamo la pretesa di soddisfare ogni nostro bisogno emotivo, ogni sogno, ogni aspettativa..."

Come dire: in una società dove il livello di de-responsabilizzazione verso gli altri è sempre più elevato e il tempo da dedicare agli affetti sempre minore si preferisce la relazione superficiale e "light" con il collega che l'impegno faticoso (anche se molto bello) con il/la partner e i figli.

Si nega il calore delle relazioni profonde a favore di relazioni più fredde e più facili.


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venerdì 11 luglio 2008

Victims?

Ho appena terminato di leggere un interessante e provocatorio articolo di Alessandro Paparelli (http://www.ticonzero.info/articolo.asp?art_id=3234) sul rapporto tra azienda e dipendente.
Paparelli si domanda quanto la "vittima aziendale", intesa come il dipendente che non riceve gratificazioni e benefit adeguati rispetto alle proprie attese, sia effettivamente una persona che non riceve dall'azienda un riconoscimento proporzionato alle proprie competenze ed esperienze piuttosto che un lamentoso professional che sta a guardare aspettando la manna dal cielo: " Pero’ a un certo punto, all’ennesimo lamento, viene da chiedersi: ma sono
veramente tutte povere vittime del cattivo mostro aziendale?....
quando usciamo dal piagnucolio generico scopriamo che buona parte delle vittime sono vittime in realta’ solo di se stesse, di un provincialismo organizzativo che le fa restare chiuse tra quattro mura di carriera per paura di perdere le proprie sicurezze......"

Dunque siamo veramente vittime di meccanismi organizzativi disumanizzanti che guardano al profitto come unico obiettivo e prosciugano le risorse intelletualli e le competenze che abbiamo o in qualche modo ci adattiamo e ci sediamo smettendo di chiedere?
La domanda rimanda ad un'altra considerazione: quanto siamo consapevoli di cosa ci aspettiamo dal lavoro e quanto siamo disposti a "combattere" per ottenerlo?

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giovedì 10 luglio 2008

un blog che parla di persone e non di risorse umane

Il blog di ARIES nasce da una convinzione e da uno spazio vuoto.
La convinzione è che la relazione che si instaura tra una persona che lavora e l'azienda in cui lavora non è solo di scambio lavoro-retribuzione, ma è funzionale ad altri bisogni affettivi, psicologici e relazionali che vanno oltre la mera dimensione economica.
Conseguentemente l'azienda ha la responsabilità di rispondere non solo ai bisogni economici, ma anche relazionali delle persone che vi lavorano.
Lavorare significa trascorrere un terzo della propria vita attiva all'interno di uno spazio fisico e di uno spazio sociale determinato da altri e non modificabile.
Lavorare significa adattarsi a chi è seduto nella scrivania di fronte a noi, rispondere a chi definisce le priorità del nostro tempo e, spesso, incanalare energie e competenze verso obiettivi non negoziabili.
Lavorare riempie, riempie le aziende, le sale riunioni, le zone relax, le scrivanie ma lascia un enorme spazio vuoto.
Lo spazio è vuoto di voci, opinioni, confronti, idee di chi lavora riempiendo procedure, documenti, presentazioni powerpoint, verbali di riunioni, ed e-mail.
Lo spazio aziendale è sempre più occupato da risorse umane, ma è vuoto di persone.
Questo blog vuol dar voce alle idee, alle opinioni, ai confronti su temi che riguardano la relazione tra l'azienda e le persone che vi lavorano (o vi hanno lavorato).
Siano esse donne, uomini, giovani, meno giovani, occupati o inoccupati, dirigenti od operai,
Benvenuti, lo spazio è vostro.

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