venerdì 3 ottobre 2008

Servizi per donne che lavorano, acrobate del tempo

"Siamo donne che per molti anni hanno dovuto combattere per conciliare un impegnativo lavoro in azienda con la gestione della casa, dei bambini e delle mille incombenze quotidiane, ed abbiamo sentito forte il bisogno di aiutare chi vive la giornata come un acrobata del tempo".

"Siamo professioniste del mondo dei servizi che hanno deciso di mettere le proprie conoscenze e competenze al servizio di lavoratrici e lavoratori al fine di trovare soluzioni che migliorino la qualità della vita attraverso servizi personalizzati nella garanzia della massima riservatezza, fiducia e trasparenza".

Quante volte donne in bilico tra lavoro, famiglia e casa hanno lasciato il lavoro scegliendo di realizzarsi solo come mogli e madri?

Quante volte abbiamo letto i "numeri della vergogna" che ci dicono che in Italia le donne occupate sono il 46% della popolazione femminile attiva, mentre l'obiettivo di Lisbona individua per lo sviluppo socio-economico dei paesi UE una % di donne occupate che arrivi almeno al 60%?

In Italia la donna che lavora si trova a lottare (nel senso pieno di questo termine) per conciliare i tempi dei figli, con quelli del capo, con quelli del marito dimenticandosi che esiste del tempo per sè....
In Italia la donna che lavora è sola, nel silenzio lasciato dallo Stato di fronte alla sua domanda di aiuto.

Scrive Marina Piazza nel bellissimo libro "Un pò di tempo per me" che il tempo per sè non è un lusso, ma una necessità. Può essere passeggiare, ascoltare musica, leggere un libro, scrivere un diario. Ma anche oziare, meditare, pregare e persino andare dal parrucchiere. Può condensarsi in un istante, accompagnarci come un filo rosso di senso nella vita, essere relegato in una «pausa». Più che un tempo è un'esperienza, dove ciascuno di noi, nel ritmo frenetico del luogo di lavoro o nel monotono ripetersi dei gesti quotidiani della realtà domestica, riesce a ritrovare miracolosamente il bandolo della propria esistenza. E quando ciò avviene, ecco che la nostra vita ritrova un senso e una direzione che sembravano perduti e acquista un'inaspettata dimensione creativa.

Ecco che allora tre donne decidono di trasformare questa lotta per la conciliazione quotidiana in una cooperativa che offre servizi perchè chi lavora, siano essi donne o uomini, possa trovare del tempo per sè delegando le attività quotidiane di gestione della casa (pagamento bollette, servizio lavanderia, lavori edili, elettrici di idraulica) , di gestione della famiglia (selezioni di baby-sitter, ragazze alla pari, organizzazione di feste ed eventi...) e di realizzazione del sè (prenotazione parrucchiere, personal shopper, ....).

Adelaide e le sue colleghe hanno rotto il muro della lotta silenziosa e solitaria di ogni donna che lavora, si sono unite e hanno deciso di costruire soluzioni per la domanda di aiuto che in Italia rimane da anni senza risposta.
Trovate i loro servizi e la loro storia in www.dcare.it.

Complimenti ragazze e in bocca al lupo.

mercoledì 1 ottobre 2008

Spazio, spazio delle mie brame....

Scrive Marc Augè in "Ora di ricreazione" ("Giudizio Universale" di Settembre 2008) che la dimensione dello spazio nei luoghi di lavoro contemporanei è fondamentale per ogni lavoratore moderno.

Cosa intende Augè con spazio sul luogo di lavoro?

Tre interessanti e stimolanti dimensioni:
- la gerarchia: intesa come spazio organizzativo tra il superiore e il collaboratore
- la funzionalità: definita come spazio fisico utile allo svolgimento del lavoro
- la relazione: descritta come spazio di socializzazione nei luoghi di lavoro

Il libero professionista, lo scrittore, chi gestisce autonomamente la dimensione spazio-temporale del proprio lavoro riesce a costruire liberamente i 3 spazi: la gerarchia è inesistente, la funzionalità è data dal luogo dove lo scrittore lavora (a casa, in ufficio, all'aperto) e lo spazio relazionale acquisisce un peso rilevante e determinante. E' una situazione di auto-determinazione dello spazio lavorativo.

All'estremo chi lavora in industrie che sfruttano i metodi Tayloristici si ritrova con uno spazio gerarchico ben definito da organigrammi verticali e complessi, uno spazio funzionale ottimizzato per la catena di montaggio, uno spazio relazionale compresso nelle pause pranzo o nella condivisione del tragitto che porta al lavoro.

E tutti i dipendenti che lavorano come impiegati in ufficio?
Sarebbe interessante che ciascuno di noi "misurasse" quanto spazio gli viene lasciato nell'organizzazione in cui lavora.......

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