lunedì 24 novembre 2008

Il più grande capitale: noi stessi

Giovedì 20 Novembre ho avuto il piacere di partecipare ad un convegno in provincia di Milano sui rapporti tra Pubblica Amministrazione e lavoratori autonomi, come socia sostenitrice di Unbreakfast, associazione di liberi professionisti in cerca di occupazione (www.unbreakfast.it)

Il convegno, organizzato da ACTA (www.actainrete.it) associazione di consulenti del terziario avanzato, ha puntato il dito sul vuoto legislativo che esiste nei confronti dei lavoratori liberi professionisti, non appartenenti a nessun albo o a nessuna categoria specifica.

Per rispondere a questo vuoto è nata la Rete delle Associazioni che riunisce 16 associazioni con l'obiettivo di raggiungere una "massa critica" tale da poter essere ritenuta attore sociale e, conseguentemente, rappresentare i lavoratori autonomi presso le organizzazioni e gli enti della P.A.

Il mio intervento (visibile su http://www.youtube.com/ReteAssociazioniMi ) ha focalizzato il problema della "visibilità sociale" dei lavoratori over40 che si trovano ad essere espulsi dal mercato del lavoro in seguito a licenziamenti, ristrutturazioni o (più opportunisticamente) down-sizing aziendali.

I temi essenziali dell'intervento sono stati:
1. le alte professionalità che vengono temporaneamente allontanate dal mondo del lavoro dipendente sono un patrimonio di conoscenze, esperienze e capacità che il mercato del lavoro ( la stessa società) non può permettersi di perdere
2. il valore di questo patrimonio viene improvvisamente a decadere e a perdere di rilevanza nel momento in cui esce dal mercato del lavoro dipendente: in realtà è un patrimonio individuale che, poiché sottratto ad una dimensione collettiva, non viene più considerato e valorizzato
3. il manager temporaneamente in-occupato si trova improvvisamente in una condizione di:
- perdita di riferimenti esterni che valorizzino la sua esperienza e competenza
- conseguente difficoltà a percepire il proprio valore professionale
- solitudine “professionale” e conseguentemente sociale.


Da questa situazione, ormai assai diffusa in Italia, nasce l’esigenza di organizzarsi e di sostenersi reciprocamente per ritrovare un valore professionale che si pensava legato all'azienda, ma che in realtà è unicamente patrimonio della persona.

Abituati a nominarci per ruoli ed etichette (responsabile di..... , capo ufficio di...., manager...) pensiamo di non essere più nulla nel momento in cui perdiamo i riferimenti organizzativi e sociali che l'azienda ci fornisce.

In realtà siamo ciò che conosciamo, abbiamo vissuto ed "esperito", dobbiamo solo trovare un nuovo progetto professionale nel quale valorizzare il più grande capitale che abbiamo: noi stessi.

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